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FORNO - Chiesa di san Francesco d’Assisi

Le prime notizie documentarie riguardanti la chiesuola ubicata nella zona più fitta del tessuto architettonico di Forno – sotto l’antica casa del capitano e adiacente ad una storica abitazione( Bontempi) – risalgono al 1570.
Nel verbale stilato a seguito della Visita pastorale del 1619 risulta accuratamente tenuta e adornata da due altari: quello maggiore ornato da un dossale intagliato e dorato racchiudente un dipinto su tela con il santo titolare, quello minore – disposto lateralmente, dedicato alla veneratissima Vergine Addolorata – dotato di un’artistica alzata lignea.
Non a caso il sacro edificio dipende proprio dalle cure della Confraternita di Santa Maria dei Battuti e costituisce un centro vitale dell’itinerario devozionale del pio sodalizio (assieme alle chiese dell’Addolorata e a S. Antonio di Forno).
I confratelli e le consorelle, qui infatti, si riunivano ogni sabato e ogni vigilia festiva per la recita delle litanie.
Tra l’altro, proprio per questo, sull’altar maggiore era esposta un’ammirata statua della Madonna.
Agli esordi del Settecento risale un minuzioso inventario che attesta la ricchezza dei paramenti, della suppellettile liturgica e degli arredi.
Il manoscritto elenca puntualmente anche i genuflessori presenti in chiesa che appartengono a casati dell’aristocrazia veneziana (Gritti) e a quelli del più distinto ed influente ceto notarile locale (Zampolli, Marchi ecc.).
Durante tutto il secolo XVIII la Confraternita dei Battuti amministra la chiesa e tramite i suoi massari si occupa, sin dove possibile, di ogni necessità.
In ossequio ai decreti napoleonici anche San Francesco di Zoldo viene indemaniata e spogliata della dote i cui cespiti hanno consentito la manutenzione durante i secoli.
Quando l’edificio è restituito al culto versa in deplorevoli condizioni conservative (“minaccia rovina”) tanto da indurre poi il vescovo Luigi Zuppani ad emettere il decreto di chiusura.
Successivamente si tenta qualche lavoro di riatto e di modifica ma, nella realtà, sono solo volenterosi interventi episodici che non riescono a risollevare il piccolo edificio dallo stato di fatiscenza in cui versa.
Nell’estate del 1889 i frazionisti demoliscono quasi completamente l’antica chiesa: intelligentemente viene salvata però la parete con gli affreschi di anonimo autore (prima metà del sec. XVI), ancor oggi visibili, raffiguranti un imponente san Floriano rivestito dall’armatura e san Francesco d’Assisi.
Attorno a questo nucleo originario è celermente costruito l’odierno – minuscolo – edificio benedetto il 4 ottobre 1889.
Per motivi cautelativi le due tele secentesche, di modesta qualità, rispettivamente raffiguranti san Francesco e la Sacra Famiglia sono state trasferite in luogo più sicuro.
Sull’altare è esposta una statua vestita della Madonna (detta “Madonna d’Aost”), forse opera del già ricordato Gamba Zampol.

Testi e foto tratti da "Tesori d'arte nelle chiese dell'alto bellunese - la Val di Zoldo" di Flavio Vizzutti 

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