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FORNO - Chiesa parrocchiale di sant’Antonio abate

Già esistente prima del 1454 si ha notizia che attorno al 1619 la chiesa primitiva è soggetta a cospicui ingrandimenti e ristrutturazioni affinché possa effettivamente essere funzionale.
È gestita dalla Confraternita dei Battuti che, tra l’altro, si impegna ufficialmente ad amministrarla offrendo in garanzia determinati beni di esclusiva proprietà del pio sodalizio.
Nel 1626 la sagrestia viene completata con il soffitto a volta.
Nulla manca al decoro del sacro culto, gli altari sono tre e possiede pregevoli paramenti.
Dai documenti dell’Archivio vescovile di Belluno attingiamo l’informazione che attorno all’edificio è ubicato il cimitero diligentemente delimitato da muratura.
Le attestazioni manoscritte del XVII secolo ribadiscono l’apprezzabilità degli imponenti altari in legno dorato che rendono splendido il tempio e la lodevole manutenzione della chiesa affidata alla solerzia della Confraternita dei Battuti la quale, sovente, vi si riunisce per espletare le pratiche religiose peculiari della pia associazione.
Nel 1667, considerata la viva devozione tributata a sant’Antonio da Padova, in suo onore si erige un quarto altare ad opera del rinomato altarista bellunese Giovanni Auregne.
Sul finire del Seicento le pareti interne sono probabilmente decorate con affreschi dei quali oggi nulla è rimasto in quanto nei secoli, a scopo igienico, sono stati sovrapposti copiosi strati di calce.
Gli “Inventari” di tutto il Settecento attestano le continue attenzioni conservative riservate al luogo di culto, la ricchezza delle suppellettili, la presenza di un certo numero di inginocchiatoi appartenenti a famiglie locali di elevato rango sociale.
Agli ultimi anni del secolo XVIII risalgono gli affreschi ancor oggi visibili in facciata.
Sotto al rosone, esattamente in asse con l’ingresso, è appena intuibile una larva di affresco con la Madonna dei Battuti.
Sopra al rosone un grande dipinto visualizza l’alto patronato concesso dalla Vergine ai Confratelli battuti (rivestiti della tradizionale cappa bianca) e alle Consorelle, devotamente inginocchiate sotto al suo regale mantello.
Ai lati di questo brano pittorico sono rispettivamente raffigurati i santi: Antonio abate, Antonio da Padova nell’atto di abbracciare il Bambino, Rocco con il bordone da pellegrino e Bartolomeo.
Dopo l’indemaniazione di epoca napoleonica la chiesa di Forno – un po’ come tutte le altre – viene restituita al culto e risistemata non più a cura della Confraternita dei Battuti (ormai forzatamente estinta) ma grazie alle spontanee oblazioni dei fedeli i quali, d’ora in poi, dovranno provvedere completamente ad ogni cosa perché con la soppressione del 1806 l’edificio à stato privato dei beni dotali i cui cespiti hanno sempre consentito sia la sua manutenzione sia il suo artistico abbellimento.
Situazione economicamente precaria che grava per tutto l’Ottocento.
A seguito dei danni riportati durante il primo conflitto mondiale si effettuano estesi restauri.
Con decreto vescovile del 10 luglio 1936 viene, infine, costituita la parrocchia di Forno di Zoldo.
Al 1982 risalgono nuovi restauri riguardanti gli affreschi della facciata.

Testi e foto tratti da "Tesori d'arte nelle chiese dell'alto bellunese - la Val di Zoldo" di Flavio Vizzutti 

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